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In questa sezione, troverai le domande piu' frequenti che ci vengono poste nel nostro punto vendita. E' normale che in questo testo ci possono essere degli errori o imprecisazioni, aiutaci a dare un servizio migliore, se riscontri un errore, segnalacelo a questo indirizzo : webmaster@ferramentatodisco.it

 1 - Vernici e colori

 2 - Lavorazione Legno

 3 - Uso corretto utensili da taglio

 4 - Viti e bulloni


 1 - Vernici e colori

1.1 - Che diluente devo usare per la mia vernice?
E' molto importante diluire la vernice con il diluente adatto, questo per evitare effetti indesiderati. Infatti se si diluisce una vernice con del diluente non adatto, la vernice puo' o arricciarsi tutta o puo' avere difficolta' ad asciugarsi sulla superfice trattata. I tipici diluenti usati sono:

  1. Diluente sintetico o Acquaragia = adatto per vernici sintetiche
  2. Diluente Nitro = adatto per vernici nitro a rapida essiccazione
  3. Diluente Poliuretanico = adatto per vernici poliuretaniche
  4. Acqua = adatto per idropitture (Lavabile, tempera, traspirante ecc)

Vale comunque la buona regola di leggere l'etichetta dalla verniche che state usando e di utilizzare il diluente indicato.
1.2 - Che vernice devo usare?
Per colorare superfici differenti si usano prodotti differenti. Per verniciare superfici in legno o in metallo si possono usare smalti sintetici e alla nitro, oltre che le normali bombolette spray. Per colorare una superfice murale si puossono usare le seuenti idropitture: Quarzo (per serterno), lavabile, Traspirate e tempera. La differenza, tra queste idropiture è la resistenza all' acqua. Infatti il Quarzo è molto resistente ai lavaggi ed e' adatto per colorare superfici esterne, mentre il lavabile è ugualmente resistente ai lavaggi, ma è più indicato per colorare muri interni. Il traspirante è una idropitura che resiste se i lavaggi non sono tanto frequenti, mentre la temprea non è lavabile.
1.3 - Devo carteggiare la superfice da verniciare?
Carteggiare la superfice da verniciare &grave sempre necessaria, sia per eliminare le imperfezioni della superfice, sia per creare una superfice ruvida per far agrappare meglio la vernice. Se la superfice è grezza, è consigliabile iniziare con una grana doppia e passare in seguito ad una grana più fine.
1.4 - Come mi comporto se sul muro c'e' muffa?
La muffa &grave una colonia di batteri che si formano dove c'è umidit&agrve. Dato che la muffa è formata da batteri, bisogna evitare di spazzolare la superfice prima di aver trattamento adeguatamente la superficie, altrimenti rischiamo di spargere questi batteri su altre superfici. Per prima cosa bisogna procurarsi un buon disinfettante per muffa. Bagnare la superfice con il disinfettante e lasciarlo agire. Se notate che la muffa da nera diventa grigia, vuol dire che il disinfettante stà agendo. Solo dopo aver disinfettato la superfice potete rimuovere la muffa con una spazzola o con della cartavetrata. Dopo aver rimosso la muffa potete ripitturare la superfice, usando un prodotto antimuffa.
1.5 - E' meglio lo stucco in polvere o quello in pasta?
Sia lo stucco in polvere che quello in pasta sono buoni per stuccare superfici in legno e muri, la scelta ricade solo sul grado di pigrizia dell'utente finale.
1.6 - Come riconoscere una buona idropittura?
Comunemente si pensa che l'idropittura migliore è quella che copre meglio, invece è l'esatto contrario. Una buona idropitture è ricca di resine, che rende trasparente l'idropittura e quindi meno coprente.

 2 - Lavorazione Legno

2.1 - Come riconoscere il tipo di legno?
Abete - Ne esistono diverse varietà: bianco (con venature rossastre) molto tenero ed elastico e con parecchi nodi. Si usa in genere per intelaiature. L'abete rosso, ha colore giallo chiaro e venatura diritta: è adatto per la costruzione di mobili di tipo rustico e si presta bene ad essere lucidato. Ha anche una caratteristica speciale: una particolare risonanza che ne fa il legno più indicato per gli strumenti musicali. L'abete Douglas, di colore rossiccio, con venatura compatta e senza nodi, è molto resistente e duraturo; per tale motivo è molto usato in edilizia, soprattutto per infissi e rivestimenti esterni (è ideale, ad esempio, per rivestire parte della facciata dello chalet di montagna). È adatto però anche per accessori di arredamento.

Acero - È un legno abbastanza duro il cui colore varia dal bianco-rossiccio al rosato al bianco-giallino. Si può lavorare agevolmente con tutti gli attrezzi (anche quelli di una modesta attrezzatura di fai da te). Può essere levigato e lucidato, assumendo un bellissimo aspetto setoso. Si mantiene bene all'asciutto, mentre l'umidità lo rovina. Adatto per mobili e impiallacciature.

Castagno - È un legno piuttosto leggero, non troppo duro, abbastanza resistente e facile da lavorare. È di colore bianco-giallastro o bruno con venature più scure. Si deteriora facilmente con gli sbalzi di temperatura, per cui è meglio usarlo per mobili o accessori che stiano dentro casa.

Cirmolo - È un legno chiaro, di tono rossiccío senza venature. È piuttosto tenero, si può lavorare e segare in tutte le direzioni. Molto adatto per mobili (anche di tipo rustico), accessori d'arredamento (scaffali), giocattoli e anche per rivestire pareti.

Faggio - È un legno giallo rossastro, con struttura molto regolare, fibra diritta e pori molto piccoli. Pur essendo piuttosto duro e compatto, si presta a tutti i tipi di lavorazione. Esiste anche un tipo di faggio evaporato (che si ottiene sottoponendo il legname a una vaporizzazione in speciali celle) che è ancora più resistente del faggio normale. Con questo legno si possono fare mobili di ogni tipo, pavimenti, rivestimenti di pareti.

Frassino - Altro legno di uso molto comune, di colore bianco-avorio con leggere venature e specchiature madreperlacee. È duro, compatto, resistente, molto flessibile ed elastico. È adatto per mobili, impiallacciature e anche per articoli sportivi (ad esempio sci).

Larice - Legno pregiato, di colore giallo-rossastro molto compatto e resistente. Adatto particolarmente per rivestimenti esterni (sopporta bene l'acqua), travature, pavimenti, recinzioni. I tipici mobili tirolesi sono realizzati in larice.

Mansonia - Legno duro, di colore variabile dal brunogrigio-giallastro al nerastro, adattissimo per costruire mobili, scanalature, porte. Poichè con il tempo tende a scolorire, si usa tingerlo con speciali soluzioni coloranti.

Mogano - Legno molto pregiato, dal colore rossastro che, se esposto all'aria, tende a diventare bruno con riflessi bellissimi. Ha grana fine, lucentezza serica; dopo la levigatura diventa brillantissimo. È inattaccabile dai tarli. Si lavora con molta facilità e viene usato per mobili e rivestimenti.

Noce - Ha colore bruno, più o meno carico, con venature di colore più scuro, diritte o ondulate. Si lavora con facilità, anche se è piuttosto duro. È resistente e particolarmente elastico; indicatissimo per mobili di vario genere.

Rovere - Fa parte della grande famiglia delle querce, è abbastanza duro e resistente, facile da lavorare. È di colore bruno chiaro, con fibre diritte e regolari, pochi nodi. È molto adatto per rivestimenti (per esempio pareti) e mobili di vario tipo.

 3 - Uso corretto utensili da taglio

3.1 - Usura irregolare ed eccessiva del disco?
questo inconveniente accade infatti quando si usa un disco non adatto al materiale da tagliare. Molto spesso dipende anche da una potenza della macchina inadeguata, da una errata velocità di taglio o da un angolo di penetrazione nel materiale non perpendicolare. In tutti questi casi l'eccessiva usura della corona non è certamente imputabile a difetti di fabbricazione.
3.2 - Undercutting?
È il problema che si verifica quando l'anima si usura più rapidamente della corona diamantata. Questo accade di solito nel taglio di materiali particolarmente abrasivi; la soluzione più efficace consiste nell'aumentare l'apporto d'acqua di scarico del materiale e utilizzare dischi che montano segmenti antiusura.
3.3 - Perdita/rottura della corona del disco?
probabilmente si sta usando un disco troppo duro, ma potrebbe però anche dipendere da uno slittamento del materiale durante il taglio (questa azione torce o blocca la corona fino a romperla). Il disco potrebbe essere diventato eccentrico, e, battendo, la corona si rompe (questo può dipendere da un albero usurato o da cuscinetti difettosi, che devono essere sostituiti prima di montare un nuovo disco). Può esserci una potenza della macchina insufficente o una velocità di taglio eccessiva (si devono quindi verificare e rispettare i parametri corretti). Il disco potrebbe aver subito urti, soprattutto nel momento di posarlo a terra. Si ricorda comunque che è possibile riparare dischi cui mancano due o tre segmenti, sempreché l'anima sia in buono stato di conservazione; se mancassero più segmenti la riparazione non sarebbe interessante.
3.4 - Ovalizzazione del disco?
se stiamo utilizzando una macchina dove l'albero ha i cuscinetti logorati, sicuramente noteremo un ovalizzazione della corona che compromette la perfezione del taglio. Potremo però anche essere di fronte ad un legante troppo duro rispetto al materiale tagliato, cosa che comporta anche la progressiva lucidatura della corona (il diamante si arrotonda, il disco comincia a battere nel taglio e ovalizza); in questo caso si dovrà utilizzare un legante più tenero, che consenta ai diamanti di staccarsi, facendo emergere nuovi elementi taglienti.
3.5 - Surriscaldamento eccessivo del disco?
può dipendere da un'eccessiva velocità di taglio, da un disco non adatto al materiale o da un'insufficiente apporto d'acqua di raffreddamento. Si ricorda che anche pochi secondi di assenza d'acqua possono compromettere le prestazione dei dischi a umido. Sarà inoltre opportuno che, con i dischi a secco, i tagli siano eseguiti in più passaggi, e che, constatando il surriscaldamendo, si faccia ruotare il disco a vuoto fuori dal taglio, al fine di raffreddarlo ad aria (solo i materiali più duri, comunque, necessitano di questi accorgimenti).
3.6 - Taglio non soddisfacente?
solitamente si sta usando un disco troppo duro per il materiale che si vuol tagliare. La potenza della macchina potrebbe essere insufficiente, la velocità di rotazione eccessiva, come eccessiva potrebbe essere la pressione del disco sul materiale; in tutti questi casi i problemi si risolvono attenendosi alle indicazioni d'uso del prodotto. Capita anche che il disco si levighi dopo essere stato usato su un materiale relativamente duro; si può ovviare all'inconveniente ravvivando il disco con un materiale abrasivo. Se però la levigatura avviene troppo spesso significa che si sta utilizzando un disco improprio rispetto al materiale.
3.7 - Le giuste punte per trapano per una corretta foratura?
Non è sufficiente un trapano di buona qualità per forare qualsiasi cosa. La scelta della giusta punta è fondamentale per ottenere un risultato soddisfacente. Anche con un moderno trapano d’elevatissima potenza, si possono incontrare grossissime difficoltà a forare persino materiali apparentemente semplici, se non si usa la punta corretta. Non ci credete? Provate ad utilizzare una punta da acciaio sul legno: si potrebbe pensare che questo tipo di punta, ideata per un materiale molto più duro e resistente, non incontri alcuna difficoltà su un materiale come il legno. Al contrario otterrete dei fori di pessima qualità, con bordi molto frastagliati, e “brucerete” in fretta una punta che sull’acciaio lavorerebbe perfettamente come minimo per centinaia di fori. Perché accade questo? Semplice: ogni punta di trapano è concepita per un diverso materiale e per precisi parametri di taglio. Diversi sono i materiali costituenti, diversi i rivestimenti delle punte e i trattamenti superficiali, diversa la geometria dell’elica per una corretta evacuazione del truciolo e per avere sempre il corretto angolo di taglio e, soprattutto, sono diversi i parametri da utilizzare per la foratura. Utilizzare la punta di trapano più adatta al materiale da forare risolve, comunque, solo una parte del problema. Ottenere un foro soddisfacente richiede, infatti, anche di eseguire l’operazione in modo corretto. L’unica cosa in comune che si può trovare tra le forature di diverse profondità, diverso diametro e su diversi materiali, è il fatto che occorre sempre lavorare avendo cura di mantenere la punta perfettamente perpendicolare alla superficie da forare. Gli altri parametri di tagli variano invece in funzione del materiale da forare, del diametro e della profondità del foro. In generale, tanto più grande è il diametro del foro e minore deve essere la velocità di rotazione della punta e la velocità d’avanzamento (cioè quella con cui la punta penetra nel materiale). Per fori di diametri importanti si usa, inoltre, procedere per passi successivi utilizzando prima punte di diametri inferiori e ripassando poi il foro con punte di diametro sempre maggiore, in tal modo si riesce a non sollecitare troppo gli utensili (il nemico è sempre il surriscaldamento, come in tutte le lavorazioni per asportazione di truciolo), a mantenere il corretto centraggio del foro, ad evacuare in modo soddisfacente i trucioli e, nel caso si operi con trapani manuali e non con sistemi fissi (tipo frese o trapani a colonna), si riduce notevolmente anche la fatica dell’operatore. Un’altra caratteristica importantissima delle punte di trapano, che spesso anche gli addetti ai lavori tendono a trascurare, è la morfologia, la forma, dell’elica. La forma influisce in modo determinante sia sull’evacuazione del truciolo, sia sulla dissipazione del calore che si sviluppa durante il taglio (anche favorendo l’accesso alla zona di taglio dei liquidi refrigeranti). Una corretta evacuazione del truciolo può non essere molto influente su materiali che tendono a sbriciolarsi (come la pietra o il cemento), ma è un fattore di primaria importanza su materiali tenaci (in particolare molte leghe d’alluminio e molti tipi d’acciai) in caso di fori profondi. Questi materiali sviluppano un truciolo lungo e tenace, che tende ad avvolgersi attorno alla punta, incontrando diverse difficoltà a fuoriuscire dal foro e a staccarsi dalla punta stessa, che tende a surriscaldarsi, il truciolo di conseguenza si fonde e letteralmente s’incolla al tagliente della punta, che perde le sue caratteristiche: non essendo più affilata incontra maggiori difficoltà a penetrare nel materiale e si scalda sino a fondersi e divenire inservibile, anche se si stanno utilizzando tutti i corretti parametri di taglio. È perciò evidente che la scelta della giusta punta di trapano non risolve tutti i problemi della foratura, ma è il primo ed essenziale passo per ottenere i fori della qualità desiderata con il minor dispendio d’energia e la maggiore velocità.
3.8 - Quali sono le caratteristiche costruttive delle punte da trapano?
Le caratteristiche costruttive delle punte da trapano sono funzionali al materiale che si deve forare ed alle prestazioni che si vogliono ottenere. Ad esclusione di quelle di più scarsa qualità, adatte al massimo per un uso amatoriale e non continuo, praticamente tutte le punte di trapano sono realizzate con acciai fortemente legati, che devono combinare le caratteristiche di durezza e di tenacità. La durezza è una proprietà la cui importanza è facilmente intuibile in questo tipo d’utensile: un’elevata durezza comporta una capacità di taglio superiore e una maggiore durata dell’affilatura. Purtroppo, nei normali acciai, la durezza è sempre correlata alla fragilità, pessima caratteristica per una punta da trapano: inutile avere una lama affilata, se questa si spezza al primo urto, alla prima discontinuità nel taglio. Proprio per questo si utilizzano gli acciai legati, cioè composti non solo da ferro e carbonio, ma anche da altri elementi come il cromo, il vanadio, il cobalto e altri ancora. La tenacità è caratteristica fondamentale per la punta del trapano perché è sinonimo di resistenza agli urti, alla temperatura ed, in generale, alle forti sollecitazioni che s’incontrano in questo tipo di lavorazione meccanica. Le caratteristiche descritte sopra sono necessarie, in generale, per qualsiasi tipo di foratura e, proprio per questo, il materiale di base più diffuso per la costruzione delle punte da trapano è l’acciaio superrapido (HSS in sigla). L’acciaio è una lega di ferro e carbonio, quando si parla d’acciai legati, come in questo caso, s’intendono leghe ferro-carbonio con forte presenza d’altri elementi. Per l’HSS si parla di percentuali di cromo e vanadio oltre il 5%. Non prenderemo neppure in considerazione punte di trapano che non abbiano come materiale di base acciai legati, si tratta d’utensili certamente economici, ma di pessima qualità, certamente inadatti all’uso professionale o anche per un “fai da te” continuativo. Le più classiche punte in HSS con il tagliente a “V”, quelle che si trovano più comunemente sugli scaffali delle ferramente, sono adatte alla foratura di leghe metalliche e plastiche. Sono le più diffuse per l’ottimo rapporto qualità prezzo dal punto di vista dell’utente non professionale, ma non possono soddisfare le esigenze di un vero utilizzo professionale perché incapaci d’elevate prestazioni (sia dal punto di vista della durata, che da quello della velocità lavoro) e non utilizzabili per esecuzione di fori particolari come ad esempio quelli molto profondi in rapporto con la profondità. L’esecuzione di questo tipo di fori è particolarmente complessa anche su materiali di solito considerati relativamente semplici. Un foro profondo comporta difficoltà per ottenere una buona evacuazione di truciolo, una corretta dispersione del calore e problemi per portare eventuali liquidi refrigeranti e/o lubrificanti verso il punto di taglio. Se il truciolo non viene asportato e rimane a contatto con la punta, può riscaldarsi sin quasi a fondersi e si va ad “incollare” letteralmente alla punta del trapano (in gergo, s’impasta): l’affilatura è compromessa, l’attrito aumenta esponenzialmente, il calore sviluppato pure e la punta si rovina sino alla rottura. Per migliorare le caratteristiche strutturali delle punte si possono eseguire trattamenti superficiali, aggiungere altri elementi in lega o applicare rivestimenti superficiali, in particolare depositi di materiali duri, troppo fragili per essere l’unico costituente di una punta, ma molto resistenti all’usura ed alle alte temperature. Aggiungendo una percentuale superiore del 5% di cobalto alla lega di base costituente della punta si aumentano le capacità di resistenza al calore della punta e, quindi, si possono ottenere velocità di taglio molto superiori a quelle di riferimento dell’HSS. Il rivestimento più diffuso per le punte da trapano è il nitruro di titanio (TiN in formula), che conferisce il classico colore giallo dorato alla punta. Si tratta di un composto estremamente duro, ma molto fragile, troppo per essere il solo costituente di una punta (sarebbe troppo fragile e si spezzerebbe subito). La combinazione tra un rivestimento durissimo ed un cuore tenace è la soluzione ideale per un utensile d’elevate prestazioni: il rivestimento garantisce resistenza all’usura e calore elevatissimi, mentre il cuore in acciaio più tenace assorbe con maggiore efficacia le sollecitazioni, gli urti e le forti vibrazioni che sollecitano la punta durante la lavorazione.
3.9 - Punte di forme diverse per materiali diversi?
Come detto, ogni tipologia di materiale richiede punte diverse. Le diversità non stanno solo nei materiali utilizzati, ma anche nella geometria delle punte. I classici utensili con la punta a “V” sono adatti, con i giusti rivestimenti, per materiali metallici o plastici. Materiali tenaci, anche molto resistenti al taglio, ma che sviluppano durante la foratura un truciolo solitamente elastico e continuo, tutto sommato facilmente evacuabile dal foro grazie alla semplice forma ad elica della punta. Per il legno ed i materiali fibrosi in genere sono necessarie punte affilate in modo particolare per ottenere un taglio “pulito” e preciso, evitando di procedere strappando le fibre costituenti il materiale. Solitamente la resistenza opposta da questi materiali è scarsa e le punte devono superare “solo” il problema della temperature quando si ricercano elevate velocità per ridurre i tempi di lavorazione. L’elevata temperatura, in questo caso particolare, è un pericolo non solo per la punta, ma anche per il materiale che si deve forare (nel caso si fori legno non si vuole certo danneggiare la zona circostante. Per cemento, pietra e materiali ceramici in genere la foratura è una cosa diversa: tecnicamente non si tratta di un taglio, come per gli altri materiali descritti, ma di sbriciolare in modo circoscritto e controllato un tipo di materiali molto fragili, anche se durissimi. Proprio per l’elevata durezza del materiale non è pensabile utilizzare punte semplicemente in acciaio, che perderebbero l’affilatura in pochi secondi (provate a forare il vostro muro di casa con la migliore punta da metallo per verificare quanto poco ci metterete a bruciarla). Si utilizzano perciò degli utensili con fissate sulla punta delle placchette di particolari materiali ceramici sinterizzati (ad esempio carburo di tungsteno o vidia, ecc.), molto più duri del materiale che devono intaccare. Tutto sommato sono punte non particolarmente affilate (non provate ad usarle per la foratura di metalli, plastica o legno). Recentemente si stanno cominciando a diffondere punte universali, che montano delle placchette ceramiche particolarmente affilate. Si tratta però d’utensili più adatti al “fai da te” piuttosto che ad utenti professionali. Nel caso d’applicazioni industriali, infatti, si ricercano, per ogni applicazione, utensili specifici per ottenere le migliori prestazioni di velocità e resistenza all’usura.
3.10 - Qual'è la velocità di taglio?
La velocità di taglio è la velocità di rotazione con la quale un utensile (in macchine come torni, fresatrici, alesatrici, trapani eccetera) affronta il materiale da asportare, e viene espressa in metri al minuto. Per la tornitura ad esempio si calcola nel seguente modo: Vt=ΠDn/1000(m/min) con D=diametro (mm) e n=(giri/min)

 4 - Viti e bulloni

4.1 - Cos'è la filettatura?
Il termine filettatura è applicato a due accezioni collegate tra loro:
1. tipo di costruzione meccanica atta a creare un accoppiamento elicoidale tra due elementi;
2. l'operazione che porta alla creazione di questo tipo d'accoppiamento.
Comunemente, la struttura che ne deriva è chiamata filetto. Normalmente il filetto assume l'aspetto di un solco ad andamento elicoidale, inciso su una superficie cilindrica (o conica). Effettuando una sezione longitudinale il suo profilo presenta di solito un andamento approssimativamente triangolare, con un'alternanza di apici esterni (chiamati creste) e apici interni (chiamati fondi).
Quando la filettatura è realizzata sulla superficie esterna di un pezzo (es. un gambo, un cilindro, un'asta, ecc...) questa viene chiamata vite, quando la filettatura è realizzata su una superficie interna (es. un foro, una cavità, ecc...) viene chiamata madrevite.

Avvitamento
L'accoppiamento tra vite e madrevite (chiamato anche avvitamento) avviene tramite la rotazione coassiale di un elemento rispetto alla controparte complementare, purché la filettatura abbia le stesse caratteristiche. In alcuni utilizzi, la controparte inizialmente non è filettata, ma subisce la filettatura quando il primo elemento (filettato) gli viene forzosamente avvitato contro. Alcuni esempi di questo caso sono:
* fissaggio con viti autofilettanti;
* filettatura di un foro con un maschio.
Utilizzo
La filettatura è usata principalmente per due compiti:
* funge da metodo di fissaggio tra due elementi (come nell'uso di viti, bulloni, dadi);
* creare un accoppiamento che trasformi un moto rotatorio in un moto rettilineo (come nei sistemi vite-chiocchiola).
Caratteristiche
Le principali caratteristiche della filettatura sono:
* tipo di costruzione;
* diametro;
* passo;
* verso;
* numero di princìpi;
* profilo della sezione.
Va fatto notare che, per quanto possibile, organi governativi e sovranazionali si sono sforzati di realizzare norme di riferimento che permettessero la standardizzazione delle filettature, in modo da renderle reciprocamente compatibili e favorire la commercializzazione dei prodotti. Oggi le filettature più comuni fanno riferimento a norme ISO e Whitworth.
Tipo di costruzione
La filettatura viene definita interna, quando viene realizzata all'interno di una foratura (esempio nei dadi e nelle chiocciole), oppure esterna, quando viene realizzata all'esterno di una superficie cilindrica (esempio nei bulloni e nelle viti).
Diametro filetto
Per diametro del filetto si intende un valore nominale che è pari:
* al diametro del cilindro ideale che passa sulle creste di un filetto esterno;
* al diametro del cilindro ideale che passa sul fondo di un filetto interno.
Passo
In pratica il passo del filetto è la distanza che intercorre tra due creste del filetto, lungo la sezione longitudinale della filettatura.
Se la vite è caratterizzata da un solo principio, misura lo spostamento longitudinale del tracciato elicoidale dopo un giro completo sulla superficie cilindrica.
Verso
Il tracciato elicoidale di una filettatura può essere:
* destrorsa quando si ottiene l'avanzamento assiale con una rotazione oraria;
* sinistrorsa quando si ottiene l'avanzamento assiale con una rotazione antioraria
Numero di princìpi
Se invece di uno solo, si avvolgono sulla superfice cilindrica due o più filetti affiancati, la filettatura si dice a due o più princìpi. In questo caso si deve distinguere tra il passo del profilo (apparente) e il passo della filettatura (effettivo). Si ricorre a questo tipo di filettatura quando si vogliono realizzare passi elevati senza indebolire troppo la sezione resistente con filetti grandi e profondi. Nel caso di principio multiplo, ad un singolo moto rotatorio di avvitamento della vite, corrisponde una movimentazione lungo l'asse longitudinale dell'elicoide pari al passo moltiplicato per il numero dei principi.
Profilo
Il Profilo del filetto è il profilo della sezione longitudinale del tracciato elicoidale. Anche se la maggior parte è riconducibile a una forma approssimativamente triangolare, molti altri presentano sezione quadrata, sinusoidale o ancora diversa.
Alcuni esempi di profili:
* ISO-metrica, di profilo triangolare con la cresta smussata e il fondo raccordato, le pareti interne sono angolate di 60°;
* UST Filettatura Unificata (in pollici), di profilo triangolare con la cresta smussata e il fondo raccordato (differisce dalla ISO per il valore di raggiatura e i valori in pollici);
* Whitworth (in pollici), di profilo triangolare con la cresta e il fondo raccordato, le pareti interne sono angolate di 55°;
* BA British Association (in pollici), di profilo triangolare con la cresta e il fondo raccordati con grandi raggi, le pareti interne sono angolate di 47°30';
* American Standard (in pollici), di profilo triangolare con la cresta e il fondo smussati, le pareti interne sono angolate di 60°.
Le viti autofilettanti presentano un profilo trapezoidale asimmetrico con molta area destinata al fondo (piatto), e creste affilate.
Operazione di filettatura
L'operazione di filettatura viene normalmente eseguita forzando l'avvitamento d'utensili filettati (appositamente sagomati e induriti) sulla superficie cilindrica da lavorare.
Gli utensili destinati alla realizzazione di filettature esterne (le viti) vengono chiamati filiere, mentre, quelli destinati alla realizzazione di filettature interne (le madreviti) vengono chiamati maschi.
La filettatura può essere eseguita anche attraverso l'incisione diretta del pezzo da lavorare, tramite un tornio. L'uso di questa macchina utensile permette anche di realizzare filettature speciali (ad esempio filettature non normate o a passo variabile) oppure di lavorare pezzi di grande dimensione.
(Fonte Wikipedia)
4.2 - Cosa sono le viti con testa trox?
TORX, sviluppato dalla Camcar LLC di Acument Global Technologies (ex Camcar Textron), è un marchio registrato di un tipo di testa di vite caratterizzata da un incavo a forma di stella a sei punte. Le persone che non hanno familiarità con termine Torx la indicano come "vite a sei punte" o "vite a stella", confondendo spesso con vite a croce. Questo tipo di vite è ora standardizzato secondo i termini delle convenzioni ISO 10664. Per il loro disegno, le viti Torx possono essere strette più di una vite a croce. Se le viti con testa a croce sono state disegnate per invitare il giravite a uscire quando si applica molta forza, e quindi per evitare forzature, la testa Torx ha esattemente lo scopo opposto, cioè quello di impedire che l'attrezzo "scappi" dalla testa della vite quando si applica molta forza. All'inizio, infatti, le viti Torx erano impiegate nell'industria, insieme ai cacciavite dinamometrici, cioè quelli a serraggio limitato, che si usano per dosare esattamente la forza che si deve impiegare. Invece di contare sul serraggio assicurato dalla testa a croce, che limita la vita degli utensili e delle viti stesse, oltre a costituire una fonte di pericolo, con questo di tipo di testa lo strumento non perde mai contatto con la vite e permette di applicare una forza, sebbene sarebbe più appropriato parlare di momento o coppia, costante e controllata. Secondo la Camcar LLC questo sistema aumenta fino a dieci volte la vita dei cacciavite. Le teste Torx esistono di diverse misure e vengono indicate con la lettera maiuscola "T" seguita da un numero. La chiave T10, per esempio, è più piccola della T15. Le misure più comuni si fermano a T30 ma si può arrivare anche alla misura T100. La punta deve sempre essere della stessa misura della testa della vite, altrimenti si incorre in pericoli per gli attrezzi ed, eventualmente, per le persone che operano.La Camcar LLC ha ora sviluppato un nuovo profilo chiamato Torx Plus, meno comune.
4.3 - Cos'è il giravite o il cacciavite?
Il cacciavite o giravite è un attrezzo utilizzato per avvitare o svitare viti costituito da un impugnatura ed un tondino di acciaio solitamente temperato la cui estremità opposta all'impugnatura ha il compito di far presa nella testa della vite. E' ormai entrato nell'uso comune il termine "cacciavite" anche se in italiano tale termine non potrebbe sussistere; cacciavite, infatti ha la sua base etimologica in "cacciare" che in italiano vuol dire "introdurre a forza", ma un cacciavite serve, oltre che ad introdurre una vite, anche a toglierla da cui è molto più giusto il termine tecnico di "giravite" che comprende la rotazione della vite sia destrorsa che sinistrorsa (mettere e togliere).I giravite differiscono tra loro per grandezza, materiale di costruzione, isolamento e punta. In base alla punta è possibile distinguere diversi tipi di cacciavite
  • spaccato (o "a taglio"): adatto per viti "spaccate", la punta è piatta e sottile
  • a stella (o "a croce" o "Phillips"): adatto per le viti a stella, la sezione della punta è una croce
  • Pozidriv: simile alla croce ma con quattro intagli supplementari che aumentano la presa
  • Robertson (o "a punta quadrata").
  • Brugola: adatto per viti Brugola, ha l'asta a sezione esagonale
  • Cacciavite Torx: adatto per viti Torx, la punta è una stella a 6 punte.
La vite Torx e Brugola appartengono ad una categoria di viti disponibili anche nella versione antiintrusione, in questa versione, un piccolo perno centrale, impedisce al comune giravite la sua rimozione, per la quale occorre un attrezzo avente un foro cieco al centro, questo tipo di profilo non ha il compito d'impedire lo svitamento della vite, ma che utenti non autorizzati aprano un determinato organo, il quale può essere riparato da un personale munito di tali chiavi. Questo tipo di profilo stà diventando molto presente, ma dato che tali chiavi possono essere vendute a chiunque, si utilizzano sempre profili nuovi.Un alcuni tipo di giravite per l'uso con viti antisvitamento ha la punta conformata a elica, simile alla croce, ha i taglienti ricavati in modo da permetterne la rotazione solo nel senso di avvitamento, esistono comunque altre conformazioni antisvitamento che non permettono la riapertura del determinato organo a nessun operatore.La punta oltre ad avere il compito di avvitare può facilitare il compito dell'operatore, adoperando una punta magnetica per trattenere le viti in acciaio, ciò facilita la loro collocazione nelle sedi o la loro estrazione, dato che queste rimangono adese al giravite.In elettronica, per la taratura dei trimmer, sono usati giravite antinduttivi, la cui asta è costituita da vetronite, plastica o ceramica. Un altra caratteristica della punta è data dalla possibilità che questa sia intercambiabile con una punta di forma diversa, quindi in questi cacciaviti, non hanno una punta vera e propria, ma hanno un supporto per la punta.Il gambo del giravite è la parte che va dall'impugnatura alla punta del cacciavite e può essere di due tipi:
* Rigido, questo gambo non si torce alle forze a cui è sottoposto e può essere utilizzato anche come leva
* Flessibile, questo gambo ha la possibilità di flettersi, ma non di ruotare su se stesso, il che permette di poter posizionare viti in sedi molto vincolate.
* Intercambiabile, questo tipo di gambo è estraibile dall'impugnatura, permettendo così di passare da un tipo di gambo all'altro o di cambiare tipo di punta
Il giravite a percussione è un tipo particolare di cacciavite, da utilizzare in accoppiamento con un martello, che permette di svitare viti rimaste bloccate o con coppia di serraggio molto elevata. Questo giravite ha un impugnatura molto generosa, la quale ingloba un sistema che permette alla punta del giravite, che generalmente è del tipo intercambiabile, una rotazione per ogni percussione data dl martello, in modo che la punta non tenda a fuoriuscire dalla sede della vite e da non dover imprimere troppa forza al cacciavite, in alcuni modelli è addirittura possibile scegliere la rotazione della punta tra destra e sinistra.Versioni particolari di giravite, detti avvitatori, sono usati nell'assemblaggio di manufatti nelle catene di montaggio di grandi serie, l'azionamento di tali avvitatori avviene tramite aria compressa o corrente elettrica, l'operatore attiva la rotazione tramite la pressione di una leva posta sul manico del cacciavite. Per uso hobbistico o in officine o botteghe dove è richiesta una maggiore libertà o in luoghi sprovvisti di punti d'alimentazione e assenza di generatori elettrici, sono in commercio cacciaviti elettrici azionati da batterie incorporate nell'impugnatura, solitamente nella confezione dell'attrezzo è compreso il caricabatteria, e una serie di inserti adatti alle varie tipologie di viti. Per ridurre al minimo l'usura del tagliente dell'inserto, quelli di buona qualità sono realizzati in acciaio cementato.Una particolarità di questi utensili è che esistono dei giraviti con parte della lama piegata a 90°; questi sono chiamati tecnicamente "giraviti da vespista" in quanto servivano, ai vespisti, per regolare o smontare l'idrostop a pedale delle vespe. Altra curiosità è data dai giraviti corti cosiddetti "nani". In effetti è una denominazione errata in quanto la denominazione tecnica è "giravite da elettrauto" perché serviva a regolare il clacson delle autovetture posizionato in uno spazio dove un normale giravite non poteva entrare.
4.4 - Cos'è la brugola?
La brugola o chiave a brugola è un particolare tipo di chiave meccanica, cosi' chiamata a livello mondiale, caratterizzata da una sezione di forma esagonale. Serve a chiudere, stringere o bloccare una vite o un dado dotati di testa con cava esagonale, detta a brugola. La brugola è solitamente prodotta in metallo e nella versione più semplice ha la forma di una L. Esistono versioni specializzate di forma diversa, ciascuna adatta per accedere in punti inaccessibili alla chiave normale. Si utilizza per avvitare e svitare viti con testa cava esagonale, meglio note come "viti a brugola". La particolare forma ad L permette solitamente di esercitare una momento torcente superiore a quella applicabile con un giravite. Viene prodotta in due formati, decimale e in pollici. Sono dette chiavi a brugola tutte le chiavi che hanno impronta esagonale, siano queste a forma di L, T, dritte (giravite).... Il nome deriva da quello del suo inventore, Egidio Brugola fondatore a Lissone delle omonime officine.


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